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Intervento chirurgico di asportazione di adenoma ipofisario: valutazione a Pisa, Roma e Milano

Preparazione all’intervento chirurgico

Prima dell’intervento chirurgico sono eseguite, di  norma, alcune indagini per valutare le condizioni generali del paziente; inoltre, sono eseguiti accertamenti per valutare la funzione dell’ipofisi; è inoltre, necessario eseguire una risonanza magnetica della regione ipotalamo ipofisaria e, talora, una TAC.

L’intervento chirurgico

Viene eseguito in anestesia generale, per cui è opportuno il digiuno dalla sera precedente.

L'intervento chirurgico può essere eseguito mediante la tecnica di neuronavigazione oppure tramite microendoscopia; in quest'ultimo caso viene eseguito dal neurochirurgo assieme all’otorinolaringoiatra.

L’ipofisi è localizzata alla base del cervello, dietro la radice del naso e, per questo motivo, la maggior parte degli interventi chirurgici viene eseguita passando dal naso (intervento trans-naso-sfenoidale). L’apertura chirurgica è molto piccola, in genere un centimetro e mezzo; il chirurgo utilizza strumenti molto piccoli per asportare il tumore; può utilizzare un endoscopio a fibre ottiche che permette una visualizzazione diretta dell’area operatoria oppure un microscopio. E’ possibile controllare la sede dell’intervento anche per mezzo di una particolare risonanza magnetica intraoperatoria.

Le complicanze dell’intervento

La principale complicanza legata all’intervento chirurgico è rappresentata da un danno a carico dell’ipofisi normale; questa evenienza si verifica nel 5-10% degli interventi eseguiti per un macroadenoma ipofisario (cioè per un adenoma di dimensioni superiori al centimetro) da un neurochirurgo esperto. Ciò comporta che dopo l’intervento dovrà essere assunta una terapia ormonale sostitutiva, come ad esempio, l’ormone della tiroide, il cortisolo, gli estrogeni, il testosterone o l’ormone della crescita. Un danno della parte posteriore dell’ipofisi che può portare ad una condizione conosciuta come diabete insipido che consiste in un significativo aumento della necessità di urinare e, conseguentemente, ad un aumento della sete si verifica in meno dell’1-2% degli interventi chirurgici; questa condizione può essere curata somministrando l’ormone antidiuretico sottoforma di compresse.

Molte rare sono le complicazioni più gravi come, ad esempio, un danno dell’arteria carotide che si trova di lato all’ipofisi (1 su 1000); anche l’emorragia nella sede dell’intervento è un evento molto raro e può richiedere una nuova operazione per bloccare l’emorragia.

In qualche caso (meno dell’1%) si può verificare un piccola perdita di liquor (il liquido che "avvolge" il cervello, dalla sede della ferita operatoria all’interno del naso. In questa situazione il neurochirurgo deve eseguire un nuovo intervento per chiudere la perdita.

Quanto dura l’intervento

L’intervento neurochirurgico dura circa 3 ore; in linea generale, non è necessaria la terapia intensiva e dopo due o tre giorni, se non si verificano complicazioni, il paziente può dessere dimesso.

Come ci si può sentire dopo l’intervento

E’ possibile che compaia mal di testa tipo “sinusite” e congestione nasale; questi disturbi si risolvono, in genere, nell’ambito di alcuni giorni. E’ frequente avvertire la sensazione di stanchezza per una-due settimane.

Dopo quanto tempo posso riprendere le comuni attività

Dipende dal tipo di attività svolta. In linea generale una piena attività fisica può essere ripresa dopo circa due settimane dall’intervento chirurgico.

  Particolari avvertenze

E’ importante segnalare al medico tuute le condizioni che il paziente avverte come "nuove" e che possono verificarsi dopo l'operazione, con particolare attenzione a quelle di seguito riportate:

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