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Tiroide:  La funzione e le malattie della Tiroide

Il Prof. Bogazzi, Endocrinologo, con riconoscimenti nazionali e internazionaliriceve per visite private riguardanti malattie della tiroide a PisaRoma e Milano

La tiroide è una ghiandola endocrina, situata nel collo, la cui funzione è quella di produrre due ormoni (Tiroxina o T4 e Triiodotironina o T3) che regolano la velocità con la quale si verificano tutte le funzioni dell’organismo; la T4 e la T3 contengono quattro o tre atomi di iodio, che è un elemento essenziale per la normale attività degli ormoni tiroidei. Questo elemento si trova in natura in quantità molto limitate e viene assunto, dall’organismo, attraverso la catena alimentare.

Circa un terzo della popolazione mondiale vive in zone nelle quali l’apporto di iodio con gli alimenti è insufficiente (aree di iodo-deficienza). Quando l’apporto di iodio è molto inferiore al fabbisogno giornaliero l’aumento di volume della tiroide (gozzo) è presente nella maggior parte della popolazione (gozzo endemico) e quando l’apporto giornaliero scende ulteriormente può verificarsi un difetto congenito della funzione tiroidea (ipotiroidismo congenito), che può avere gravi conseguenze sulle funzioni del cervello del neonato. La prevalenza di gozzo endemico nelle aree con grave deficit di iodio può arrivare ad interessare l’80% della popolazione. Per questo motivo sono stati attuati programmi di iodo-profilassi che si sono dimostrati in grado di ridurre il volume del gozzo e di prevenire le gravi complicanze neurologiche e psichiche dei bambini nati in aree con estrema carenza di iodio.

Tiroide figura

All’opposto, nelle zone nelle quali l’apporto alimentare dello iodio è adeguato (aree iodo-sufficienti), la maggior parte della persone con malattie della tiroide presenta malattie autoimmuni, che vanno dalla tiroidite cronica autoimmune (spesso definita come Tiroidite di Hashimoto), che può portare ad una ridotta produzione di ormoni (ipotiroidismo), al Morbo di Basedow, che, invece, può portare ad una eccessiva produzione ormonale (ipertiroidismo).

Gozzo e Noduli

L’aumento di volume della tiroide (gozzo) senza noduli (gozzo diffuso) è la malattia tiroidea più diffusa, raggiunge la massima prevalenza prima della menopausa e poi si riduce con l’età.

All’opposto, la prevalenza dei noduli della tiroide o del gozzo nodulare o degli anticorpi anti-tiroide aumenta con l’età. In uno studio epidemiologico, i noduli tiroidei o il gozzo nodulare sono stati riscontrati, ad un controllo ecografico, nel 33% delle persone di età compresa tra 18 e 65 anni. Altri studi hanno rilevato che tra il 20 e il 78% della donne ha almeno un nodulo rilevato all’ecografia tiroidea.

La patologia nodulare della tiroide è, quindi, molto diffusa; nella maggior parte dei pazienti si tratta di un riscontro occasionale nel corso di accertamenti (in genere, un’ecografia) eseguiti per altri motivi. Il nodulo o il gozzo nodulare, in questi casi, non danno manifestazioni di rilievo; tuttavia, nel corso degli anni, si può verificare un aumento di volume dei noduli o del gozzo e la comparsa di disturbi legati all’effetto meccanico che la tiroide nodulare può avere sulla trachea o sull’esofago. Inoltre, il gozzo nodulare nel corso degli anni può andare incontro ad un aumento di funzione ormonale, anche se, spesso, di lieve entità.

Quindi, l’endocrinologo, in relazione al rilievo di un nodulo o di un gozzo nodulare, potrà consigliare, di volta in volta, al paziente, quali accertamenti saranno necessari per completare la valutazione; tra questi può essere preso in considerazione l’agoaspirato tiroideo con l’esame citologico per accertare la natura dei noduli. Tuttavia, non tutti i noduli riscontrati all’ecografia devono essere valutati con l’agoaspirato.

La maggior parte dei noduli non richiede un intervento chirurgico, mentre una percentuale non trascurabile, soprattutto nei pazienti giovani, può beneficiare di una terapia medica. Può essere adottato anche un approccio di sorveglianza senza mettere in atto alcuna terapia. 

Per visite private riguardanti le patologie nodulari della tiroide (il Gozzo e i noduli)  potete richiedere un appuntamento con il Prof. Bogazzi, endocrinologo, presso gli studi di Pisa, Roma e Milano. 

Tumori della Tiroide

I tumori della tiroide si presentano di solito come un nodulo isolato o nel contesto di un gozzo nodulare che, talora, aumenta di volume. Sebbene i noduli della tiroide siano molto comuni, i tumori della tiroide si riscontrano in una minoranza dei noduli. I tumori della tiroide sono, tuttavia, il tumore endocrino più come e rappresentano circa il 90% dei tumori delle ghiandole endocrine.

La prevalenza dei tumori della tiroide è in aumento e, in base al registro dei tumori del Regno Unito vengono rilevati ogni anno circa 1200 nuovi casi che rappresentano, nella popolazione generale, circa  3,5 casi ogni 100.000 donne e 1,3 casi ogni 100.000 uomini.

Nella maggior parte dei casi si tratta di tumori differenziati; in questi tumori, le cellule sono simili a quelle della tiroide normale. Questi tumori prendono origine dalle cellule follicolari della tiroide che producono gli ormoni tiroidei (T4, T3 e tireoglobulina); il più frequente è il carcinoma papillare (80%) seguito dal carcinoma follicolare (10%); il carcinoma follicolare è più frequente nelle aree dove l’apporto di iodio è insufficiente. In linea generale, i tumori differenziati della tiroide vengono trattati efficacemente con l’intervento chirurgico, eventualmente seguito dalla terapia radiometabolica con 131-I. Come è noto, le cellule follicolari della tiroide concentrano lo iodio che, in condizioni normali, utilizzano per formare gli ormoni tiroidei. Possiamo “ingannare” le cellule tiroidee somministrando anziché lo iodio “normale” (iodio stabile o 127-I) uno iodio “radioattivo” (radioiodio o 131-I) il quale viene “preso” dalle cellule tiroidee come quello normale; tuttavia, lo iodio 131, essendo radioattivo, emette delle radiazioni che possono distruggere le cellule tiroidee; la terapia con 131-I è una terapia specifica per curare alcune forme di tumore tiroideo. La prognosi di queste forme di tumore della tiroide, con qualche distinguo, è generalmente eccellente.

Il carcinoma midollare della tiroide origina, invece, dalle cellule parafollicolari o cellule C che producono calcitonina, un ormone che partecipa alla regolazione del metabolismo del calcio. Il carcinoma midollare rappresenta circa il 4-5 % dei tumori tiroidei, e produce calcitonina (e l’antigene carcino-embrionario, CEA) che può essere misurata nel sangue. Il carcinoma midollare della tiroide può essere sporadico oppure su base genetica (famigliare) e fare parte di una sindrome complessa (sindrome delle neoplasie endocrine multiple di tipo 2). La cura principale è quella chirurgica, mentre quella con iodio radioattivo non può essere utilizzata.

Forme più rare di tumore della tiroide sono il carcinoma anaplastico, il linfoma e il sarcoma.

Per visite private riguardanti i tumori della tiroide a Pisa, Roma e Milano potete prendere un appuntamento con l'Endocrinologo Prof. Bogazzi.

Tiroidite cronica autoimmune e ipotiroidismo

La presenza di autoanticorpi tiroidei (anticorpi anti tireoglobulina, AbTg, e anticorpi anti tireoperossidasi, AbTPO) si riscontra in circa il 10-12% della popolazione che non manifesta o non sa di avere alterazioni della tiroide. Si tratta, in tal caso di una tiroidite cronica autoimmune asintomatica.

Tuttavia, questa condizione espone al rischio di sviluppo di ipotiroidismo nel corso degli anni successivi. L’ipotiroidismo iniziale (cosiddetto ipotiroidismo subclinico) caratterizzato da valori degli ormoni tiroidei [tiroxina (T4) e triiodotironina (T3)] nei limiti della norma ma con ormone tireotropo (TSH) superiore alla norma si riscontra in circa l’8% della popolazione femminile e in circa il 3% di quella maschile e viene spesso rilevato in occasione di esami eseguiti per altri motivi.

L’ipotiroidismo conclamato (cioè, con manifestazioni cliniche proprie della mancanza di ormone) si verifica ogni anno in circa il 4% delle donne che avevano riscontrato in precedenza la positività degli anticorpi anti tiroide e un valori di TSH superiore alla norma; in uno studio, è stato rilevato che, globalmente, oltre il 50% di queste donne svilupperà l’ipotiroidismo conclamato nell’arco di osservazione di venti anni.

Poiché gli ormoni tiroidei influenzano tutte le funzioni dell’organismo, il deficit ormonale determina un rallentamento della funzione generale dell’organismo; quando gli ormoni tiroidei si riducono tutte le funzione dell’organismo cominciano a rallentare; per esempio, si ha una minor produzione di calore e di energia che fanno sì che organi come il cervello e l’intestino abbiano una funzione più lenta; come conseguenza, si può avvertire intolleranza al freddo, più facile affaticabilità, secchezza della pelle, stipsi, e possono comparire disturbi della memoria e depressione.

Le manifestazioni dell’ipotiroidismo si sviluppano, in genere, nell’arco di mesi o anni anche se in alcuni pazienti si verificano più rapidamente. Per questo motivo, nelle fasi iniziali l’ipotiroidismo può non essere riconosciuto prontamente.

Oltre alla tiroidite cronica autoimmune, l’ipotiroidismo può essere dovuto all’intervento chirurgico di tiroidectomia, alla terapia radiometabolica con radioiodio, alla terapia radiante esterna, a farmaci, a processi infiammatori, a difetto o eccesso di iodio e a cause congenite o genetiche.

L’ipotiroidismo, in linea generale, è curato, con risultati eccellenti, con la terapia ormonale sostitutiva con l’ormone della tiroide (Levo-Tiroxina).

Per visite private riguardanti la Tiroidite di Hashimoto o l'ipotiroidismo,  potete richiedere un appuntamento con il Prof. Bogazzi, endocrinologo, presso gli studi di Pisa, Roma e Milano. 

Ipertiroidismo

La causa più frequente dell’aumentata produzione di ormoni della tiroide (ipertiroidismo) è una malattia autoimmune (Morbo di Basedow), seguita dall’aumento di volume della tiroide con multipli noduli (Gozzo multinodulare tossico) o da un singolo nodulo iperfunzionante (adenoma tossico della tiroide). La prevalenza dell’ipertiroidismo, nelle aree con sufficiente apporto di iodio, varia dallo 0,5% al 2% nelle donne ed è circa 10 volte più frequente che negli uomini.

Valori di ormone tireotropo (TSH) ai limiti inferiori o al di sotto dei limiti della norma associati a normali valori degli ormoni tiroidei (T4 e T3) indicano una condizione cosiddetta di ipertiroidismo subclinico; questa condizione è stata riscontrata in circa lo 0,4% dei soggetti residenti in aree con normale apporto di iodio nell’alimentazione ed arriva al 6% in quelli residenti in aree con insufficiente apporto iodico. Tuttavia, solo una percentuale minore di questi soggetti sviluppa, nel corso degli anni successivi, un vero e proprio ipertiroidismo.

La prevalenza di ipertiroidismo clinico (cioè con i disturbi percepiti dal paziente e dovuti all’eccesso di ormone tiroideo) ogni anno è di circa 0,8 casi ogni 1000 abitanti; la prevalenza dell’ipertiroidismo aumenta con l’età e le donne ne sono interessate da 2 a 8 volte più spesso degli uomini.

L’insieme delle funzioni dell’organismo sono definite metabolismo e sono regolate degli ormoni della tiroide; se ci sono troppi ormoni tiroidei, ogni funzione dell’organismo tende ad essere accelerata. Non è quindi sorprendente che alcuni sintomi dell’ipertiroidismo siano rappresentati da nervosismo, irritabilità, aumento della sudorazione e della frequenza cardiaca, comparsa di tremori alle mani, ansia, insonnia e debolezza muscolare. Spesso l’appetito è aumentato ma il peso corporeo si riduce e l’attività dell’intestino aumenta. Dato che l’ipertiroidismo aumenta il metabolismo, almeno nelle fasi iniziali, spesso viene avvertita la sensazione di avere molta energia; tuttavia, con la persistenza dell’ipertiroidismo la stanchezza diventa predominante.

Le terapie a disposizione sono quella medica con anti-tiroidei di sintesi (per ridurre la produzione di ormoni) e betabloccanti (per proteggere il cuore dall’eccesso di ormoni tiroidei), quella chirurgica e quella radiometabolica con radioiodio (131-I).

Ipotiroidismo congenito

L’ipotiroidismo congenito interessa circa un nuovo nato ogni 4000; è una causa di ritardo mentale che può essere completamente prevenuta se curata prontamente con l’ormone della tiroide.

Nelle aree geografiche nelle quali l’apporto di iodio è adeguato, la maggior parte dei casi di ipotiroidismo congenito è dovuto a difetti della formazione della tiroide o della sintesi degli ormoni tiroidei; nelle aree con grave carenza iodica, molti casi di ipotiroidismo congenito sono dovuti, invece, alla mancanza di iodio.

Malattie tiroidee dell’anziano

L’ipotiroidismo e l’ipertiroidismo della persona anziana richiedono una particolare attenzione, dato che possono manifestarsi in modo non consueto.

Alcuni sintomi dell’ipertiroidismo e dell’ipotiroidismo sono comuni a quelli che si riscontrato nei pazienti giovani; tuttavia, nei soggetti anziani, non di rado, i sintomi dell’ipotiroidismo e dell’ipertiroidismo si manifestano in maniera subdola, spesso con alterazioni dell’intestino oppure con sintomi cardiaci oppure con disturbi di tipo neurologico o psichiatrico.

Nel paziente anziano, l’ipertiroidismo può manifestarsi, ad esempio, con un peggioramento di una preesistente malattia cardiaca oppure con disturbi depressivi e calo del peso corporeo associato a isolamento sociale.

Anche l’ipotiroidismo dell’anziano può manifestarsi con sintomi sfumati che possono essere scambiati per altre malattie; ad esempio, la perdita di memoria e una riduzione delle funzioni cognitive  possono essere gli unici sintomi dell’ipotiroidismo dell’anziano. Altre manifestazioni possono essere un aumento di peso, la sonnolenza, la stipsi e la secchezza della pelle.

Malattie tiroidee in gravidanza

In condizioni normali, la gravidanza ha un impatto molto importante sulla tiroide, sia in termini di funzione che di volume.

D’altra parte, la tiroide normale ha un ruolo altrettanto importante sulla gravidanza, in quanto è responsabile della produzione di ormoni tiroidei per il feto fintanto che la funzione della tiroide fetale non diventa autonoma (terzo mese di gravidanza).

Le malattie che si sviluppano al di fuori della gravidanza possono essere rilevate anche nel corso della gravidanza; tuttavia, proprio per lo stato di gravidanza, per il fatto che i farmaci che sono utilizzati per curare le malattie della tiroide, possono attraversare la placenta e giungere al feto, la gestione delle malattie tiroidee in gravidanza richiede una specifica competenza ed una particolare attenzione. In linea generale, le malattie che pongono una gestione complessa in gravidanza e nel post-partum, sono l’ipotiroidismo, l’ipertiroidismo e la tiroidite post-partum, richiedendo un controllo endocrinologico molto stretto.

Tiroide e cuore

Vi è un legame molto stretto tra tiroide e cuore. Gli ormoni della tiroide hanno un ruolo molto importante nella regolazione della frequenza del cuore e della pressione arteriosa. Spesso i sintomi a carico del cuore sono i primi, e in alcuni pazienti, gli unici, a manifestarsi quando vi è un eccesso di ormoni della tiroide.

Inoltre, anche in assenza di un’alterazione conclamata della funzione della tiroide (cioè di ipertiroidismo o di ipotiroidismo), minime variazioni degli indici di funzione tiroidea (FT4 e TSH) possono associarsi ad un maggior rischio di sviluppare una malattia cardiaca; in particolare, valori di FT4 ai limiti superiori della norma e valori di TSH ai limiti inferiori della norma si associano un aumentato rischio di aritmia; dall’altra parte, valori di TSH superiori alla norma si associano un aumentato rischio di malattia cardiaca ischemica.

Anche le patologie del cuore possono avere una ricaduta sulla tiroide; alcune malattie cardiache possono beneficiare della terapia con amiodarone, un farmaco anti-aritmico molto ricco di iodio. Circa un paziente su sei tra quelli che assumono amiodarone può sviluppare una malattia della tiroide. Quella più temibile è caratterizzata da un eccesso di ormoni tiroidei (tireotossicosi da amiodarone, AIT) che può aggravare la malattia cardiaca per la quale il paziente assume amiodarone. La gestione del malato con AIT è molto complessa e deve essere effettuata in centri altamente specializzati. Il Centro di Pisa ha acquisito nel corso degli anni una specifica competenza nella diagnosi e nella cura dei pazienti con malattie tiroidee da amiodarone, che ne fanno un centro di riferimento nazionale e internazionale.

Il prof. Bogazzi, endocrinologo, con ambulatorio a Pisa e a Roma, ha una specifica competenza per visite riguardanti le patologie tiroidee da amiodarone, in particolare l'ipertiroidismo, con ripercussioni cardiache.

  Pubmed

Tiroide e peso corporeo

Gli ormoni della tiroide regolano il metabolismo corporeo; in presenza di un eccesso di ormoni tiroidei (ipertiroidismo) il metabolismo aumenta e aumenta la richiesta di energia per mantenere il metabolismo a livelli superiori; se l’individuo non aumenta in proporzione l’assunzione di alimenti, il peso si riduce. E’ una manifestazione comune, soprattutto nei soggetti giovani con ipertiroidismo, l’aumento di appetito e il calo del peso corporeo.

L’opposto si verifica in caso di riduzione degli ormoni tiroidei (ipotiroidismo); in questo caso il metabolismo è rallentato e la richiesta di energia si riduce; se viene mantenuto lo stesso apporto calorico che era presente prima dell’ipotiroidismo, si può avere un aumento del peso corporeo; tuttavia, nel paziente con ipotiroidismo, all’aumento di peso contribuisce anche la ritenzione di sale e di acqua.

Con la cura dell’ipotiroidismo e dell’ipertiroidismo si verifica spesso un ritorno al peso precedente; tuttavia, poiché l’ipotiroidismo si sviluppa in un lungo periodo di tempo, la riduzione del peso, anche con il ripristino della norma funzione della tiroide non sempre si verifica in rapidamente.

Tiroide e psiche

Vi sono chiare evidenze di un legame stretto tra ormoni tiroidei e funzioni psichiche.

I sintomi dell’ipotiroidismo (cioè quando gli ormoni tiroidei sono “bassi”) spesso ricordano quelli della depressione, mentre quelli dell’ipertiroidismo (quando ci sono “troppi” ormoni della tiroide) includono ansia, labilità emotiva, e, talora,  mania e depressione e ricordano quelli dell’ansietà.

La maggior parte dei pazienti con depressione ha una normale funzione tiroidea, ma circa 1-4% dei pazienti con disturbi affettivi ha un ipotiroidismo clinico e circa 4-40% può avere un ipotiroidismo subclinico (cioè con sintomi clinici sfumati o assenti). Fino al 52% dei pazienti con una depressione che non risponde alla terapia medica con i comuni farmaci anti depressivi può avere un ipotiroidismo subclinico rispetto all’8-17% della popolazione dei soggetti con depressione che invece ha la malattia psichiatrica ben controllata con i farmaci anti depressivi.

Va detto, che i sintomi psichici regrediscono con la cura dell’ipotiroidismo o dell’ipertiroidismo in molti pazienti che sono ipotiroidei o ipertiroidei, rispettivamente; tuttavia, una quota non trascurabile di pazienti continua ad avere disturbi psichici anche dopo la cura dell’ipotiroidismo o dell’ipertiroidismo il che sta a indicare che in queste persone i disturbi psichiatrici non sono dovuti solo al difetto e all’eccesso di ormoni tiroidei, ma ad una malattia psichica che era già presente o che si è manifestata con la malattia della tiroide.

Parlato