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La pandemia da coronavirus, che ci ha colpiti, è diventata dominante su tutte le altre patologie che, peraltro, non sono scomparse. Le necessarie misure di contenimento della diffusione dell’infezione, d’altro canto, hanno reso spesso non realizzabile la visita tradizionale nello studio medico. Per permettere ai pazienti con malattie endocrinologiche di eseguire gli opportuni controlli, le correzioni di terapia o per impostare il percorso diagnostico-terapeutico è stato attivato il servizio di Telemedicina, che consente di effettuare le visite a distanza, e di non far passare in “secondo ordine” la propria malattia “non-Covid”.

Terapia con iodio radioattivo e considerazioni di radioprotezione

La radioattività dell’ambiente (o naturale), delle principali indagini radiologiche e della terapia radiometabolica con radioiodio (131-I)

4 settembre 2017 / Endocrinologia

L’obiettivo di questa brochure è di fornire ai pazienti, che saranno sottoposti alla terapia radiometabolica con radioiodio (131-I), per l’ipertiroidismo o per il carcinoma differenziato della tiroide, alcuni elementi di carattere generale sulla radioattività che integrano le norme di comportamento che sono raccomandate dagli organi preposti alla radioprotezione.

Tutte le persone sono esposte ad una quota di radioattività naturale presente nell’ambiente che è stata stimata in 3 milliSievert (mSv) all’anno§. Questo livello di radioattività ambientale o naturale, viene preso come riferimento per valutare la quantità di radioattività associata, ad esempio, ad un esame radiologico o di medicina nucleare oppure ad una terapia radiometabolica, che può essere considerata “tollerata”. Nella tabella 1 è riportata la radioattività associata ai principali esami radiologici o di medicina nucleare come la TAC o la PET.

Sulla base di questo concetto e di quanto riportato nella tabella 1, una radiografia della colonna vertebrale, ad esempio, fornisce all’individuo una radioattività di circa 1.5 mSv; dato che la radioattività ambientale, a cui necessariamente è esposta una persona nell’arco di un anno, è di circa 3 mSv, una radiografia della colonna vertebrale corrisponde a quella quota di radioattività ambientale che, in linea generale, assumerà quella persona nell’arco di sei mesi. 3 mSv corrisponde alla radioattività a cui è esposta una persona in un anno, 1.5 mSv è la radioattività a cui è esposta una persona se esegue la radiografia della colonna vertebrale, che è la metà di quella derivante dall’ambiente in un anno; si dice, pertanto, che la radioattività derivante dall’esecuzione di una radiografia della colonna vertebrale corrisponde alla dose di radioattività naturale o ambientale che riceve una persona nell’arco di sei mesi. In questo collegamento il tempo di sei mesi di esposizione alla radiazione naturale viene definito come il tempo di accumulo di tale radiazione.

Dalla Tabella 1 si rileva, ad esempio, che una TAC del torace espone la persona ad una quota di radioattività che corrisponde a quella che riceverebbe dall’ambiente nell’arco di due anni; all’opposto, una densitometria ossea fornisce il corrispettivo di circa tre ore di radioattività fornita dall’ambiente.

§ [L’unità di misura riportata (mSv, milliSievert) misura la dose equivalente, che rappresenta la dose assorbita (cioè, l’energia per unità di massa) corretta per un fattore di radiazione specifico].

 

Tabella 1. Dose di radiazione delle più comuni indagini radiologiche

Indagine

Radiazione (mSv)

Tempo di accumulo rispetto alla dose naturale annuale

TAC CRANIO

2.0

8 mesi

TAC TORACE

7.0

2 anni  e 4 mesi

TAC SENI NASALI

0.6

2 mesi e 12 giorni

TAC ADDOME E PELVI

10.0

3 anni e 4 mesi

 

 

 

RADIOGRAFIA TORACE

0.1

12 giorni

RADIOGRAFIA COLONNA

1.5

6 mesi

RADIOGRAFIA ADDOME

1.2

4 mesi e 24 giorni

 

 

 

ANGIO-TAC CORONARICA

12

4 anni

 

 

 

DENSITOMETRIA OSSEA

0.001

3 ore

 

 

 

SCINTIGRAFIA OSSEA

4.2

1 anno e 5 mesi

PET

25

8 anni e 3 mesi

(modificato da Lin, Mayo Clin Proc, 2010)

 

La terapia radiometabolica con radioiodio (131-I) viene effettuata, principalmente, per la cura dell’ipertiroidismo o del carcinoma differenziato delle cellule follicolari della tiroide.

Le persone che ricevono la terapia radiometabolica con 131-I rappresentano, per un certo periodo di tempo, una fonte, sebbene limitata, di radioattività. Per questo motivo, molte società scientifiche e organi preposti alla radioprotezione hanno fornito elementi che sono stati utilizzati per stilare le linee di comportamento che devono essere adottate dalle persone che hanno assunto la terapia con radioiodio e che servono a limitare l’esposizione alle radiazioni delle persone con le quali vengono a contatto i pazienti.

Le linee di comportamento che devono seguire i pazienti trattati con radioiodio (131-I) sono state definite da organismi nazionali e internazionali. Ad esempio, l’Associazione Italiana di Medicina Nucleare che assieme alla Società Italiana di Endocrinologia e all’Associazione Italiana di Fisica Medica, nel 2004 ha stilato un documento comune che contiene anche le raccomandazioni in questione, link: , alla pagina 31 allegato I); analoghe raccomandazioni sono state proposte dall’ American Thyroid Association, link .

Possono essere d’aiuto al paziente che riceve la terapia radiometabolica con 131-I anche alcune informazioni di carattere generale, che stanno alla base delle raccomandazioni fornite dalle varie società, e che possono facilitare la comprensione e l’accettazione di alcune norme di comportamento responsabile.

Nella Tabella 2, sotto riportata, viene messa in relazione la quantità di radioiodio somministrata ad un paziente (dose di radioiodio, espressa nelle unità di mCI, milliCurie)§§ e la quantità di radiazione che riceverebbe una persona per ogni ora di contatto con il paziente alla distanza di un metro (espressa nelle unità di mSv/ora). La radiazione ricevuta diminuisce con il tempo, dopo la somministrazione a causa del decadimento naturale del radioiodio (131-I), cioè perché la capacità di emettere radiazioni diminuisce nel corso del tempo.

§§ L’unità di misura riportata (mCI, milliCurie) misura la radiazione emessa da una generica sorgente radioattiva, nel caso presente il paziente trattato con radioiodio.

 

Tabella 2. Dose di radiazione per unità di tempo (tasso della dose equivalente) ricevuta da una persona in contatto con paziente dopo la somministrazione di iodio radioattivo (131-I)

Dose di radioiodio somministrata come terapia

Radiazione ricevuta il giorno della somministrazione della terapia (mSv/ora) a distanza di 1 metro

Radiazione ricevuta 7 giorni dopo la somministrazione della terapia (mSv/ora) a distanza di 1 metro

10 mCi

0.02

0.012

29 mCi

0.06

0.034

300 mCi

0.62

0.35

(modificato da Van Dyke et al, J. Med. Toxicol 2015)

 

Il limite della dose di radioattività accumulata da una persona, proveniente da un paziente con contaminazione interna, come quella derivante dalla terapia radiometabolica con 131-I, non deve superare 5 mSv per essere considerata accettabile dall’autorità americana che regola l’energia nucleare; in Italia, questo limite è stabilito in 3 mSv, per le persone adulte non in gravidanza.

In base a quanto riportato nella Tabella 2, se si considera che una dose di 10 mCi sia tutta concentrata nella tiroide di una persona ipertiroidea, senza considerare altri fattori, sarebbero necessarie 250 ore di esposizione ad un contatto stretto di 1 metro per raggiungere il livello limite di 5 mSv oppure 150 ore di esposizione se si considera il limite di 3 mSv.

Tuttavia, non tutti gli organi hanno la stessa sensibilità alle radiazioni, e il radioiodio non si localizza esclusivamente nella tiroide; per questo motivo è stato introdotto il concetto di dose efficace equivalente.

La dose efficace equivalente corrisponde alla dose equivalente moltiplicata per un fattore specifico per ogni radiazione che indica la sensibilità alle radiazioni di un dato organo, e si esprime in unità di milliSievert, mSv, allo stesso modo della dose equivalente introdotta all’inizio.

Si potrebbe dire che questo indice stabilisce il limite di “radiazione” a cui può essere esposto una persona senza correre rischi significativi.

L’effetto delle radiazioni su una persona che viene a contatto con un paziente trattato con la terapia radiometabolica con 131-I, dipende da molti fattori, tra cui, la dose di radioattività, la distanza, l’età della persona, il tempo di esposizione. Tenendo in considerazione questi fattori, la dose totale efficace ricevuta da persone, di varie età ed in varie condizioni, che vengono a contatto con un paziente trattato con 131-I, è stata calcolata con un simulatore e i risultati sono stati riportati in “A practical guideline for the release of patients treated by 131-I based on Monte Carlo dose calculations for family members”(2014).

Alcuni risultati sono riportati nelle due tabelle sottostanti (Tabella 3 e Tabella 4)

 

Tabella 3. Dose totale efficace (mSV) in una persona adulta in relazione al contatto con un paziente con ipertiroidismo trattato con la dose di 20 mCi di radioiodio (131-I)

Distanza (cm)

mSv

10

8.60

50

2.63

75

1.58

100

1.05

200

0.35

Modificato da Han et al., J Rad Prot , 2014

 

Tabella 4. Dose totale efficace (mSV) in una persona adulta in relazione al contatto con un paziente con carcinoma della tiroide trattato con la dose di 150 mCi di radioiodio (131-I)

Distanza (cm)

mSv

10

14.27

50

3.95

75

2.33

100

1.53

200

0.49

Modificato da Han et al., J Rad Prot , 2014

 

Con le dovute cautele è possibile mettere a confronto la dose equivalente che una persona riceverebbe in occasione di un esame radiologico (ad esempio, una TAC) con quella che riceverebbe come conseguenza del contatto con un paziente che ha ricevuto la terapia radiometabolica con 131-I. Ovviamente, in questa comparazione va tenuta in considerazione che la radiazione derivante, ad esempio, da una TAC, è “dovuta” e la persona otterrà un benefico dall’esecuzione dell’esame, mentre la radioattività che deriva dal contatto con un paziente trattato con iodio radioattivo è un radiazione “non dovuta”.

Le due tabelle riportano che è opportuno evitare un contatto molto stretto (inferiore ad un metro, per periodi protratti) sia quando la terapia con radioiodio viene somministrata per l’ipertiroidismo che per il carcinoma della tiroide. Tuttavia, contatti, anche “ravvicinati” per brevi periodo non rappresentano un elemento di rischio aggiuntivo e possono essere consentiti.

Parlato