Logo
La pandemia da coronavirus, che ci ha colpiti, è diventata dominante su tutte le altre patologie che, peraltro, non sono scomparse. Le necessarie misure di contenimento della diffusione dell’infezione, d’altro canto, hanno reso spesso non realizzabile la visita tradizionale nello studio medico. Per permettere ai pazienti con malattie endocrinologiche di eseguire gli opportuni controlli, le correzioni di terapia o per impostare il percorso diagnostico-terapeutico è stato attivato il servizio di Telemedicina, che consente di effettuare le visite a distanza, e di non far passare in “secondo ordine” la propria malattia “non-Covid”.

La terapia con radioiodio nel carcinoma della tiroide

La terapia radiometabolica con radioiodio nei pazienti con carcinoma differenziato della tiroide: le nuove raccomandazioni.

5 marzo 2017 / Endocrinologia

La terapia del carcinoma differenziato, che origina dalle cellule follicolari della tiroide, si è basata, tradizionalmente, sull’intervento chirurgico di tiroidectomia seguito dalla terapia radiometabolica con 131-I (radioiodio). In un passato, anche recente, sostanzialmente tutte le persone con carcinoma differenziato della tiroide venivano sottoposto a questo percorso combinato chirurgico e radiometabolico: dopo l’intervento chirurgico di tiroidectomia totale si procedeva all’ablazione del tessuto tiroideo residuo con il trattamento radiometabolico con radioiodio; tutti i pazienti assumevano, poi, la terapia con ormone della tiroide (L-Tiroxina) a dosi lievemente sovra-fisiologiche (così dette “soppressive”) allo scopo di rendere l’ormone tireotropo (TSH) non dosabile nel sangue. Gli obiettivi di questo atteggiamento terapeutico erano quelli di rimuovere tutto il tessuto tiroideo, e quindi di rendere non misurabile nel sangue il principale ormone della tiroide, la tireoglobuina, e di eliminare l’effetto di stimolazione esercitato dal TSH sulla cresciuta delle cellule tiroidee eventualmente presenti.

Recentemente, l’American Thyroid Association, prendendo in considerare il risultato di diversi studi epidemiologici che hanno valutato l’andamento della malattia e le recidive nel corso di molti anni, ha proposto nuove linee guida di comportamento terapeutico da adottare per i pazienti con carcinoma differenziato della tiroide.

Le nuove raccomandazioni dell’American Thyroid Association tengono in considerazione la classe di rischio a cui appartengo i pazienti con carcinoma differenziato della tiroide, permettendo di identificare le persone che possono ottenere un vantaggio dalla terapia radiometabolica con radioiodio da quelle nelle quali questo trattamento può essere considerato ininfluente. Queste linee guide restringono, quindi, il campo di applicazione della terapia radiometabolica passando da una condizione nella quale tutti i pazienti indistintamente venivano sottoposti al trattamento con radioiodio ad una condizione di selezione: solo i pazienti con una malattia più estesa già al momento della diagnosi o quelli con una progressione di malattia possono ottenere un benefico dalla terapia radiometabolica.

In linea generale, i pazienti a basso rischio possono essere trattati con il solo intervento chirurgico di tiroidectomia, mentre i pazienti ad alto rischio continuano a seguire il percorso combinato rappresentato dall’intervento chirurgico di tiroidectomia associato alla terapia radiometabolica con radioiodio.
I pazienti con carcinoma tiroideo differenziato, a basso rischio, possono, quindi, secondo le linee guida dell’American Thyroid Association, essere seguiti con controlli clinici, esami del sangue ed ecografia del collo, essendo il rischio stimato di persistenza o di recidiva della malattia, molto basso, tra l’1% e il 3%. In questi pazienti la terapia radiometabolica con radioiodio è ritenuta avere un effetto trascurabile se non sono presenti altri fattori di rischio e, per tale motivo, può essere evitata.

Parlato