Premesse
L’ipotiroidismo è una patologia frequente con circa 3,5 nuovi casi all’anno nelle donne e 0,6 casi all’anno negli uomini. La diagnosi viene confermata dalla misurazione degli ormoni tiroidei, FT4 e FT3, e dall’ormone Tireotropo, TSH, nel sangue. L’ipotiroidismo clinico (cioè, con manifestazioni cliniche e con valori di FT4 e FT3 inferiori alla norma e con TSH superiore alla norma) si riscontra nello 0,2 – 2 % della popolazione, mentre la forma subclinica (senza chiari disturbi o con manifestazioni sfumate associati a FT4 e FT3 nei limiti della norma e con TSH superiore alla norma) raggiunge il 6-10% della popolazione. La frequenza della forma subclinica aumenta con l’età ed è più comune negli anziani, interessando circa il 15–20% delle persone di età superiore ai 60 anni.
La terapia dell’ipotiroidismo consiste nella somministrazione orale di Levotiroxina in maniera continuativa quando l’ipotiroidismo è permanente.
La Levotiroxina rimane uno dei farmaci più frequentemente prescritti negli Stati Uniti ed in Europa; in gran parte ciò è probabilmente dovuto al trattamento dell’ipotiroidismo subclinico. Tuttavia, gli studi clinici hanno riportato che spesso il modesto aumento dei livelli circolanti di TSH che si riscontrano nelle persone anziane ha un significato temporaneo e tornano alla normalità senza necessità di una terapia ormonale sostitutiva. Gli studi hanno inoltre rilevato che, in questi pazienti, la terapia con Levotiroxina spesso non migliora i sintomi attribuiti all’ipotiroidismo come la stanchezza oppure alcuni indici biochimici come il colesterolo alto. Di conseguenza, alcune persone potrebbero assumere farmaci per la tiroide senza trarne grandi benefici. Dall’altra parte, l’assunzione eccessiva di ormone tiroideo può aumentare il rischio di fibrillazione atriale (un ritmo cardiaco anomalo) e di perdita di massa muscolare e ossea.
Obiettivo dello studio
L’obiettivo di questo studio è stato quello di valutare se i pazienti anziani in terapia con Levotiroxina potessero ridurre o interrompere in modo sicuro questa terapia sotto stretto controllo medico.
Titolo originale dell’articolo
Ravensberg J et al. Discontinuation of levothyroxine in adults aged 60 years or older. JAMA. epub 6 aprile 2026: e262864; doi: 10.1001/jama.2026.2864. PMID: 41941226
Sintesi dello studio
Lo studio ha coinvolto adulti di età maggiore o uguale a 60 anni provenienti da 58 ambulatori di medicina di base nei Paesi Bassi. I partecipanti assumevano esclusivamente Levotiroxina a una dose stabile non superiore a 150 microgrammi al giorno da almeno un anno. In pazienti sono stati selezionati in base al livello iniziale di TSH che doveva essere inferiore a 10 mIU/L (ipotiroidismo subclinico). Sono stati esclusi i pazienti che in precedenza avevano subito l'asportazione della tiroide, erano stati sottoposti a trattamento con iodio radioattivo, avevano ricevuto radiazioni al collo o assumevano farmaci che influenzano la funzione tiroidea.
Le dosi di Levotiroxina sono state ridotte da 12,5 a 50 mcg ogni sei settimane. Prima di ogni riduzione della dose, sono state effettuate analisi del sangue per verificare la funzione tiroidea. La dose è stata ridotta solo se il TSH rimaneva al di sotto di 10 mIU/L e il livello di FT4 rimaneva normale. I partecipanti dovevano inoltre dare il proprio consenso prima di ogni variazione della dose. L’obiettivo era verificare quanti pazienti fossero in grado di interrompere completamente l’assunzione di Levotiroxina mantenendo una funzione tiroidea normale. Lo studio ha coinvolto 370 persone con un’età media di 70,5 anni, di cui l’80% erano donne.
Questi i risultati a distanza di un anno dall’inizio dello studio:
• Un paziente su quattro (95 pazienti in totale) ha interrotto completamente l’assunzione di Levotiroxina, mantenendo una funzione tiroidea normale.
• Un paziente su tre ha ridotto la dose di almeno il 50%.
• Quasi due terzi dei pazienti che assumevano 50 microgrammi o meno di Levotiroxina al giorno hanno potuto ridurre o interrompere la terapia.
I pazienti che hanno ridotto o interrotto la terapia non hanno riportato variazioni dei sintomi attribuiti all’ipotiroidismo, come un maggiore affaticamento o una minore qualità della vita rispetto a quanto rilevato all’inizio dello studio.
Quali sono le implicazioni di questo studio?
I risultati suggeriscono che molti pazienti anziani che assumono Levotiroxina potrebbero essere in grado di ridurre la dose o interrompere il trattamento senza subire effetti negativi. Ciò potrebbe ridurre il rischio di effetti collaterali derivanti da un eccesso di ormone tiroideo, quali aritmie cardiache e perdita di massa muscolare o ossea.
Le persone che assumevano dosi più basse di Levotiroxina erano quelle con maggiore probabilità di interrompere completamente il trattamento. Anche chi assumeva dosi più elevate è stato spesso in grado di ridurre la dose in modo sicuro.
Questo studio suggerisce che è opportuno rivalutare lo stato tiroideo dei pazienti anziani e considerare di ridurre o interrompere la terapia con Levotiroxina se ne vengono ravvisate le condizioni. La dose dovrebbe essere ridotta gradualmente, effettuando regolarmente esami del sangue e monitorando l’eventuale comparsa di sintomi. Si tratta di una valutazione che deve essere fatta assieme al proprio medico di famiglia o assieme all’endocrinologo di fiducia.
Lo studio ha seguito i pazienti per un solo anno. E’ quindi, necessario continuare a seguire i pazienti anziani nei quali è possibile sospendere la terapia con Levotiroxina anche dopo l’anno in modo da verificare l’andamento degli indici di funzione tiroidea.
Articolo pubblicato in Clinical Thyroidology for The Public, volume 19, Fascicolo 8, 2026, Marjorie Safran
